Turchia chiama Italia

La Turchia raccontata negli scatti di Valeria Ferraro

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Turchia chiama Italia
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Ci sono dei viaggi che non finiscono mai, iniziano per interesse o curiosita’ e continuano, prendendo altre forme e direzioni. Quello di Valeria Ferraro in Turchia e’ un cammino lungo e variopinto, fatto di tanti istanti, esperienze molteplici e molti fermoimmagine. E’ il 2002 quando arriva per la prima volta in Anatolia, per un breve periodo di volontariato nel sud-est, nei pressi di Van. Quell’esperienza nella parte più Orientale del Paese e la visione dell’incrocio tra Bosforo e Corno d’Oro hanno lasciato il segno e, così, nel 2003 Valeria torna per uno stage MAE-CRUI all’Istituto Italiano di Cultura  di Istanbul, che segnerà l’inizio di visite sempre più frequenti.  ‘Il tempo del mio soggiorno è stato più o meno lungo, soprattutto durante il periodo di ricerca per il dottorato in studi sulla Turchia, Iran e Asia Centrale, conseguito presso l’Orientale di Napoli nel 2009, che prendeva in esame le forme di conservazione del patrimonio culturale della confraternita dei sufi mevlevi, dai noi conosciuti come dervisci danzanti’, esordisce la dottoressa, specificando che dopo vi sono state altre permanenze come il semestre di docenza Comenius in un liceo di Bakırköy a Istanbul e uno di ricerca nel 2014  presso l’Università di Kocaeli.  ‘Sono poi tornata quasi regolarmente ogni anno, soprattutto per provare a continuare a fotografare i cambiamenti urbani ad Istanbul, materiale che ho usato nelle lezioni all’Universita’ dell’Insubria dal 2015 al 2020’. Un’esperienza articolata e multidimensionale, fatta di momenti importanti che non solo hanno contribuito alla su formazione, ma che sono rimasti ben impressi nella mente e nel cuore. ‘Tra i momenti più importanti ci sono lo stage all’Istituto di Cultura, che ha permesso di conoscere luoghi e istituti attivi nella promozione culturale e artistica, e l’insegnamento nel liceo turco, con colleghi accoglienti e studenti disposti a mettersi in gioco, nonostante le barriere linguistiche, nelle varie classi di lingua italiana, inglese e tradizioni religiose’, racconta per poi ripercorrere il periodo di ricerca sul campo. ‘Ho ricordi legati agli incontri con persone delle associazioni che onorano la tradizione mevlevi, gli accademici di Konya e i vari visitatori/turisti che arrivano nella città anatolica durante il periodo della celebrazione della “notte delle nozze”( Şeb-i Arus ), che commemora la morte di Rumi’, specifica Valeria. Proseguendo nell’elencazione non può certamente mancare il riferimento alla vita universitaria e alla sua affezionata Istanbul. ‘Il periodo a Kocaeli mi ha permesso di osservare e vivere la quotidianità di un’università turca in una città più piccola. Fondamentale, per la fotografia, sono stati gli incontri con fotografi turchi: dalla visione fugace di Ara Guler, nel suo café ad Istanbul, nel 2017, alle chiacchiere con Ali Öz, fotoreporter che ha saputo raccontare, come pochi altri, il quartiere di Tarlabaşı ad Istanbul’. Frammenti importanti che in qualche modo hanno indotto Valeria Ferraro a guardare il Paese attraverso le lenti della sua macchina. ‘L’incontro con la fotografia è avvenuto soprattutto grazie alla Turchia e all’esigenza di “fermare le immagini” dei luoghi e dei volti delle persone descritte nella tesi di dottorato. Da lì il desiderio di continuare a documentare situazioni e luoghi in costante mutamento, soprattutto Istanbul’, spiega passando in rassegna alcuni degli scatti a cui più è legata. ‘Alcuni sono scatti imperfetti, anzi, uno dei primi scatti, realizzato in pellicola analogica nel dicembre 2002 si riferisce a un momento della danza dei dervisci rotanti svolta nell’edificio che, solo l’anno successivo, sarebbe stato inaugurato ufficialmente, come Mevlana Kültür Merkezi (Centro Culturale Mevlana). E sempre a Konya, ma nel 2006, un altro scatto mostra una ragazza intenta ad osservare una teca nel Museo di Mevlana, sempre nel periodo della cerimonia annuale in ricordo del maestro sufi’. Altri momenti del cuore immortalatati dalla sua macchina portano ad Ankara e alla prima visita all’Anitkabir durante il cambio della guardia e al mercato coperto di Diyarbakır. ‘Un altro scatto a cui tengo molto ritrae un gruppo di rifugiati Yezidi, accolti a Viranşehir nell’agosto del 2014. L’ospitalità delle persone del luogo è stata fondamentale per l’accoglienza dei rifugiati che, da lì a poco, sarebbero arrivati in massa al confine del sud-est’, chiosa Valeria sempre molto attenta ai temi sociali e di cronaca. I fermo immagine del periodo elettorale 2017-2018 concentrati in particolare sulla partecipazione femminile ai rally di Yenıkapı a Istanbul, sono un’ulteriore prova della capacità di sintesi e di osservazione della dottoressa Ferraro che, tra le altre cose, ha ripercorso tutti i quartieri dell’antica capitale ottomana, catturandone lo spirito e l’essenza. ‘Conservo una foto di Tarlabaşı che, oltre ad essere un luogo che permette di vedere tracce dell’architettura levantina, potrebbe essere accostato un po’ ai Quartieri Spagnoli napoletani, per colori e vivacità degli abitanti. In un altro scatto c’è una signora intenta a leggere un libro religioso, seduta vicino ad una ragazza sul metrobus, che attraversa buona parte della megalopoli per arrivare a Küçükçekmece, un quartiere ad ovest. Le due donne rappresentano generazioni diverse, stili di abbigliamento diversi che, però, convivono nel quotidiano. Questa per me è una delle immagini che sintetizza la coesistenza delle persone ad Istanbul’. E sulla stessa linea, piu’ recentemente le sue lenti hanno saputo cogliere la dedizione di una maestra intenta a spiegare la storia dell’Islam ai propri studenti nella moschea di Aya Sofya. ‘Lo scatto è di quest’estate, tornando ad Istanbul per la prima volta dopo due anni di pandemia, c’era la curiosità di vedere il luogo com’è oggi, come lo spazio è “vissuto” sia dai visitatori che dai fedeli e, in più, come la visita del luogo stesso, e la storia delle sue trasformazioni, può diventare un esempio e una testimonianza per le nuove generazioni’, chiarisce Valeria Ferraro che non ha dubbi nel definire Istanbul e tutta la Turchia ‘una sorta di paradiso per i fotografi:  diversità storica, culturale, sociale e naturalistica, offrono spunti continui’. E nel descrivere la Turchia ‘muhteşem, magnifica; dinamica, imprevedibile’, non possiamo che farle eco e ringraziarla per le sue narrazioni, non solo fotografiche.

 

A cura di Valeria Giannotta



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