Turchia chiama Italia

Italia-Turchia, gli incontri artistici e architettonici spiegati da Cenk Berkant

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Turchia chiama Italia

“Ma quando torno a Padova… me sento a casa mia… no go mainconia… e tutto me va ben…’’, su queste note della canzone di Umberto Marcato Cen Berkant, ricercatore in storia dell’arte occidentale presso l’Universita’ Sıtkı Koçman di Muğla, la cui passione per l’Italia è stata il filo conduttore per la sua affermazione personale e professionale. Nato e cresciuto a Izmir, città dell’Egeo abitata da un importante gruppo di  italo-levantini, sin dagli anni dei suoi studi liceali Berk rimane affascinato dalla storia e dalla cultura italiana tant’è che durante il percorso accademico in storia dell’arte presso l’Università Egeo di Izmir si avvicina al Centro Culturale italiano ‘Carlo Goldoni’ per imparare la lingua. Durante le ricerche accademiche, il giovane studioso ha concentrato i propri sforzi a reperire fonti ed informazioni sulle opere degli architetti e ingegneri italiani a İzmir, intese come contributo alla modernizzazione dell’Impero Ottomano. ‘Dopo il master ho ottenuto una borsa di studio per il corso palladiano presso CISA Palladio (Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio) a Vicenza, dove ho conosciuto il grande studioso Howard Burns, storico dell’architettura statunitense, a cui ho parlato del mio progetto di ricerca sugli architetti italiani che hanno operato a İzmir dagli anni Cinquanta dell’Ottocento ai primi anni del periodo repubblicano. Lui mi ha incoraggiato a candidarlo  al concorso di dottorato internazionale dell’Università di Padova. Ho vinto la borsa di studio dell’UNIPD, segnando una tappa fondamentale della mia vita e della mia carriera’, racconta, sottolineando il valore aggiunto nel frequentare l’Università di Padova, nota per essere una delle più antiche università del mondo e sede di insegnamento e studi di celebri figure storiche come Galileo, Elena Lucrezia Cornaro,  prima donna laureata in filosofia, Copernico. La sua tesi di dottorato: ‘L'Impero Ottomano e l'Italia, le relazioni in architettura: Il caso di Smirne”. Il fenomeno promotore per l’arrivo degli architetti e ingegneri italiani nel territorio ottomano fu la proclamazione delle riforme di Tanzimat (1839)’’ è senz’altro un contributo importante nello studio della trasformazione urbane nelle principali città ottomane, se non altro perché’ grazie a capillari indagini eseguite negli archivi italiani e turchi ha colmato il gap di conoscenza sull’argomento, ricostruendo le biografie di architetti e ingegneri che non lavorarono mai in Italia, pur essendo molto attivi a Izmir e Istanbul, come Luigi Storari (1821-1894), Luigi Rossetti (1876-1949) e Giulio Mongeri (1873-1953). ’Con le riforme di Tanzimat, anche İzmir subì una rapida e radicale trasformazione urbana. La città già dal Settecento divenne uno dei più importanti città commerciali del Mediterraneo dell’est (Levant). Dagli anni Quaranta dell’Ottocento İzmir iniziò un processo di modernizzazione che, attraverso la costruzione e il potenziamento delle infrastrutture, in primo luogo la rete ferroviaria, i servizi pubblici e il fronte marittimo con la costruzione del nuovo porto, diede l’impulso per un primo sviluppo industriale e rafforzò i contatti commerciali con l’Europa’, spiega l’accademico. Dopo il dottorato e un’importante esperienza di ricerca sulle relazioni italo-turche in architettura al fianco della prof.ssa Claudia Conforti, presso la  cattedra di storia dell’architettura all’Università di Roma Tor Vergata, Cenk Berkant fa rientro in Turchia con un ricco e profondo bagaglio culturale. Oggi tutti i suoi sforzi sono finalizzati a diventare professore associato e alla pubblicazione di un volume in turco e in italiano sulla colonia italiana di İzmir e sui lavori degli architetti e ingegneri italiani in città, che si va ad aggiungere ai già compiuti lavori sulla Guida di Smirne, scritta dall’ingegnere Luigi Storari nel 1857. ‘L’Italia e la Turchia per secoli hanno avuto relazioni amichevoli che si basano su fattori storici, economici, culturali e artistici. Essendo uno storico dell’arte vorrei sottolineare le relazioni artistiche tra due paesi che risalgono al periodo del Rinascimento’, specifica il ricercatore, menzionando il primo incontro tra l'arte rinascimentale italiana e quella ottomana avvenuto nella seconda metà del Quattrocento nel regno di Mehmed II (1451-1481). ‘Il sultano ottomano dopo la conquista di Costantinopoli ereditò un patrimonio culturale ormai al tramonto, ma ancora abbagliante per prestigio e raffinatezza. Il giovane sultano provava una profonda ammirazione per la pittura e la scultura occidentali, particolarmente per quella italiana. Mehmed II si distingui come un raffinato estimatore della cultura rinascimentale italiana. Per questa ragione incoraggiò gli scambi culturali con la penisola italiana e invitò alla sua corte artisti e umanisti dall'Italia, cercando di far diventare Istanbul un vivace centro culturale’, racconta, passando in rassegna gli artisti giunti alle corti ottomane. Tra le tante opere commissionate, ‘Il celeberrimo ritratto del sultano Mehmed II, realizzato da Gentile Bellini nel 1480, eseguito ad olio su tela, attualmente conservato presso la National Gallery di Londra, rappresenta una specie di manifesto con il quale il sultano voleva presentarsi agli occidentali. Il sultano incoraggiò Bellini a mostrare il suo talento vedutista e insegnarlo agli artisti ottomani. Nel Cinquecento furono usate le scene architettoniche e le vedute delle feste imperiali, che diventarono caratteristiche della miniatura ottomana’, illustra Cenk Berkant, riferendo che grazie anche a Giorgio Vasari (1511-1574), padre degli storici dell’arte,  Leonardo e Michelangelo, furono in contatto con la corte ottomana nel regno di Bayezid II, figlio di Mehmed II.  ‘Nel 1502 gli ambasciatori del sultano si trovavano a Roma alla ricerca di ingegneri italiani per sostituire il vecchio ponte di barche tra le due rive del Corno d’Oro a Istanbul, con una nuova struttura più stabile. Leonardo disegnò un progetto per quel ponte, che se fosse stato realizzato sarebbe stato il più lungo di quei tempi. In realtà il disegno del ponte era qualcosa di più di un progetto perché è stata ritrovata negli archivi del Palazzo Topkapi la lettera con la quale Leonardo proponeva di realizzare anche un altro ponte sul Bosforo, e un mulino a vento’. Inoltre, continua l’esperto, ‘Nel corso del Cinquecento in Europa si diffonde il "Modo orientale" di fare pittura. I pittori veneziani inseriscono nei grandi teleri per le "Scuole" o nelle pale per le chiese importanti, personaggi contemporanei orientali curati nei dettagli dell'abbigliamento, nei turbanti, nei segni di distinzione, secondo i disegni fedeli riportati da Gentile Bellini "in presa diretta"’. A questo proposito, e’ particolarmente nota l’eccezionale raccolta di Cesare Vecellio , “De gli habiti antichi et moderni di diversi parti del mondo libri due”, edita a Venezia nel 1590, e dunque nel pieno di quella “moda ottomana” che investì la città lagunare nel momento di più complessi rapporti con Istanbul’2w. Sicuramente quello tra il dottor Berkant e l’Italia e’ un rapporto importante che si e’ approfondito ulteriormente grazie allo studio minuzioso e agli scambi culturali  intessuti in luoghi chiave,  Padova in testa. Dei suoi progetti condotti in collaborazione con l’università veneta, e nello specifico con le professoresse Valenzano e Toniolo, si potrà leggere nel prossimo numero di Sanat Tarihi Dergisi (la Rivista di Storia dell’Arte), uno delle più vecchie e tradizionali riviste nel campo di storia dell’arte in Turchia e nel volume ‘Fede e Tradizioni nell’Arte'’, in corso d’opera. Grazie Hocam, per i preziosi contributi di ricerca, utili per una conoscenza ancora più dettagliata  delle complementarietà storiche e artistiche tra i nostri due Paesi

 

 A cura di Valeria Giannotta



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