Agenda: In Armenia continua la crisi

Vi presentiamo le valutazione sulla questione del direttore delle ricerche sulla sicurezza presso SETA, il prof.dr. Murat Yesiltas…

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Agenda: In Armenia continua la crisi

La scorsa settimana il capo di Stato Maggiore armeno ha chiesto le dimissioni del primo ministro Nikol Pashinian. Mentre, Pashinian d'altra parte descrivendo questa situazione come “un tentativo di colpo di stato”, in risposta ha cercato di licenziare il capo di Stato Maggiore e ha convocato il popolo a scendere in piazza. Contemporaneamente, gruppi sostenitori del governo e gruppi di opposizione hanno cominciato a riunirsi a Yerevan. Il presidente dell’Armenia ha rifiutato la rimozione del capo di Stato Maggiore ed il primo ministro Pashinian ha affermato che in questa situazione anche il presidente è coinvolto nel tentativo di colpo di stato.

Ci sono tre ragioni correlate alla base degli sviluppi in Armenia. In primo luogo è la persistente povertà e corruzione in Armenia. Infatti questa situazione causata dalla cattiva amministrazione è in realtà una questione non causata da Pashinian, tuttavia è molto lontano dal trovare una soluzione. Nel 2018, Pashinian è salito al potere con il sostegno dei paesi occidentali e c’era la speranza che avrebbe trovato soluzioni alla povertà e alla corruzione. I suoi sostenitori consideravano il primo ministro un'alternativa e lo sostenevano dato che che l'attuale ordine sinceramente legato alla Russia non poteva trovare soluzioni ai problemi.

La seconda ragione è la vittoria dell'Azerbaigian nella seconda guerra del Karabakh e la sconfitta dell’Armenia. I governi armeni che in corso da decenni hanno adottato una posizione inconciliabile nei negoziati diplomatici sono stati in grado di continuare la politica di occupazione. Al fine di superare la difficile situazione interna, nei negoziati ha cercato di applicare il “nuovo modello di guerra” per sostenere l'aumento dell'occupazione piuttosto che “terra per la pace”. Di conseguenza, nella seconda guerra nel  Nagorno-Karabakh, l'Armenia non fu in grado di occupare nuovi territori ma anche costretta a ritirarsi dai territori occupati. Pashinian che non ha fornito informazioni corrette al popolo armeno sul destino della guerra, non si è presentato davanti alle telecamere mentre veniva annunciata la dichiarazione tripartita, il 10 novembre e le condizioni del cessate il fuoco hanno scioccato il popolo armeno. Pertanto, il risultato della seconda guerra del Karabakh non avviò un periodo molto difficile solo che il regime di Pasinian, ma anche per la politica, l'esercito e il popolo armeno.

La terza ragione è la lotta per il potere che non finisce mai in Armenia. Ci sono vari gruppi, tra cui il clan del Karabakh e la diaspora armena, che vogliono mantenere ed espandere la propria influenza in Armenia a livello micro. La collaborazione sviluppata da questi gruppi in diversi paesi che cercano di ottenere legittimità e forza nella lotta per il potere, stabilisce un'altra dimensione della lotta per il potere a livello macro.

Sebbene sia possibile ridurre sostanzialmente la lotta per la macro influenza alla lotta tra la Russia e l’Occidente, quando questa lotta viene combinata con la micro lotta, la situazione diventa molto difficile da risolvere.

Il primo ministro armeno cercando di resistere al memorandum sembra che proteggerà il suo potere per qualche tempo. Tuttavia questa situazione non significa che la politica armena abbia raggiunto la stabilità. Perché i tre motivi accennati sopra sono ancora validi. Né l'attuale governo né l'esercito né un probabile governo civile nel futuro hanno la bacchetta magica per eliminare questa instabilità causata da questi motivi.



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