Turchia chiama Italia

Simone Favaro, Il Nuovo Levantino

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Turchia chiama Italia

"Se undici anni fa mi avessero chiesto dove sarei stato oggi, probabilmente avrei risposto: "Cina" "; esordisce così Simone Favaro, raccontando che  in quel periodo si stava preparando a raggiungere il Sol Levante, approcciandosi allo studio della lingua e stabilendo una rete di contatti utili per avviare la sua vita da expat in Oriente. Ma, si sa, spesso il destino ci mette lo zampino e stravolge tutto. E' la fine del 2009 quando, girando per i campi di Venezia, conosce la donna che gli manda a monte i piani, diventando in seguito sua moglie. "Lei era in Italia per un progetto Erasmus, parlava già bene l’Italiano... Conoscenza, amicizia e amore hanno fatto il resto", spiega Simone, ripercorrendo le tappe di quegli appuntamenti che con il tempo sono diventati un vero e proprio progetto di vita. Classe 1975, dopo la laurea in Scienze della Comunicazione a Trieste, con una tesi in Scienze Cognitive sull’utilizzo di algoritmi per la predizione dei target nelle campagne di marketing, ha lavorato nel  Non Profit, nella Distribuzione Organizzata e nel settore dei Servizi IT fino a diventare esperto commerciale estero per l'export di dispositivi medici in un' azienda turca. A Capodanno del 2010 Simone arriva per la prima volta in Turchia e scopre un Paese che non si sarebbe aspettato: accogliente e, per sua stessa ammissione, molto sviluppato. Il confronto con l'Italia è sorto spontaneo nell'osservare con un certo stupore la rete WiFi disponibile in ogni locale. "Devo essere onesto, non conoscevo la Turchia, se non per gli stereotipi che ancora girano. Durante la prima visita ad Izmir mi sono reso conto della mia profonda ignoranza e di quanto, invece, la Turchia reale fosse ben distante dalla narrazione e dall’immagine che avevo", ammette con un po' di timidezza. L'amore verso la donna che gli ha conquistato il cuore e l'interesse verso un Paese che si presentava all'avanguardia e ricco di opportunità hanno convinto il giovane veneziano a rassegnare le dimissioni dal suo ruolo di responsabile marketing e comunicazione per la grande azienda in cui lavorava e a raggiungere la moglie che ad Izmir si stava avviando alla carriera accademica.

 

"Come dico sempre, nel trasferirmi a Izmir la qualità della vita è migliorata. Una prima grande differenza che ho riscontrato con l'Italia è la facilità di accesso ai servizi, sia della pubblica amministrazione sia del privato. Ho, inoltre, trovato una comunità molto accogliente in particolare nei confronti degli Italiani, con cui i Turchi hanno un legame speciale che non hanno con altri europei", racconta Simone, riferendosi anche al fatto che la Turchia a volte può apparire un Paese contraddittorio, dove modernità e tradizione convergono in molti aspetti, anche nella lingua. "Non ho mai sentito tante formule di augurio. Ci si fa gli auguri per qualsiasi cosa con espressioni derivanti anche dalla lingua ottomana. Il “buon appetito” (afiyet olsun) si augura prima e dopo mangiato; a chi cucina, all’artigiano, a chi lavora con le mani si augura “salute alle mani” (ellerine sağlık); si augura che il lavoro sia facile (“kolay gelsin”)". D'altra parte, è un dato di fatto che il tessuto imprenditoriale e produttivo sia altamente dinamico. "Chi si approccia per la prima volta potrà notare un forte entusiasmo e una grande voglia di fare. Il lavoro per i turchi non è solo importante, è ma anche una questione di orgoglio personale. Non si lavora per lo stipendio, ma per dimostrare il proprio valore, per imparare. Difficilmente un turco ti dirà che non si può fare. Ciò che non si conosce, o ancora non si fa, è uno stimolo a imparare e a fare", osserva Simone non tralasciando che talvolta questo entusiasmo e la voglia a  mostrare i risultati può portare alla mancanza di cura del dettaglio, pur di rispettare i tempi o pur di dimostrare che ce la si può fare. "Va anche riconosciuta la disponibilità e la prontezza a porre rimedio agli eventuali problemi che possono insorgere e alla velocità con cui un “semi lavorato” diventa un prodotto finito", chiosa da profondo conoscitore del Paese. "Mi sono trasferito nel 2011. In quegli anni, anche per via della crisi economica che l’Italia stava vivendo, l’emigrazione italiana in Turchia stava registrando un incremento. Non parliamo mai di grandi numeri come per altri paesi Europei o per gli USA, ma comunque significativi per la Turchia", specifica Favaro che nel capoluogo della costa Egea si è subito accorto che la comunità italiana locale era composta maggiormente da Levantini, mentre la quota della nuova immigrazione fino ad allora era di poche centinaia di persone. Un dato senza dubbio interessante che probabilmente spiega la difficoltà a reperire informazioni approfondite sulla città, su come viverla, su cosa fare. "Non che le informazioni mancassero in senso assoluto, erano prevalentemente in lingua turca ed era difficile anche reperirle", sottolinea Simone che si è fatto così promotore del progetto de Il Nuovo Levantino. Questo è stato pensato per essere il primo magazine degli Italiani in Turchia, offrendo informazioni e notizie su economia, cultura, turismo e sulla  vita in Turchia. In altre parole, come si legge nella pagina web https://www.nuovolevantino.it/,  è nato con l'intento di essere il punto di partenza per entrare a contatto con il Paese, fruibile soprattutto da chi per motivi personali o di affari era interessato alla Turchia.  La scelta del nome non è certo casuale, ma deriva dalla constatazione di un cambiamento in atto nella comunità italiana. "Come nel mio caso, la nuova immigrazione era caratterizzata per la maggior parte da persone che si trasferivano in Turchia per motivi personali e con un’ottica di lungo termine. Stava avvenendo quello che era accaduto storicamente e che ha portato alla creazione della comunità levantina. La principale differenza, tuttavia, stava nel fatto che i nuovi nuclei familiari, a differenza della comunità levantina caratterizzata da coppie di origini europee, erano costituiti da coppie italo-turche, con diverse esigenze, che stavano dando vita ad una nuova forma di comunità locale. Da qui il “Nuovo Levantino”, puntualizza Favaro. Il Nuovo Levantino, dunque, non è una testata giornalistica, ma più che altro un punto informativo che, originariamente orientato alla comunità italiana di Izmir, si è allargato gradualmente all’intero Paese, mantenendo comunque un occhio di riguardo per la terza città più grande della Turchia. Contemporaneamente, sempre con l'obiettivo di stimolare la creazione di una rete di italiani a Izmir, il suo ideatore ha dato vita su Facebook al Gruppo degli italiano a Izmir. In breve tempo e con minimo sforzo, Il Nuovo Levantino è riuscito ad acquisire una propria autorevolezza, attestandosi come fonte autorevole di notizie e canale di comunicazione verso la comunità Italiana in Turchia. Tuttavia, ad un certo punto l'attività ha subito una battuta d'arresto e oggi il magazine è di fatto fermo. "Purtroppo, nonostante la crescita registratasi (ultimamente contava circa 4.000 visitatori al giorno) non ha potuto raggiungere la massa critica per poter fare il salto in termini di auto-sostentamento. Inoltre, l’attività nell’export ormai mi occupava troppo e non sono più riuscito a seguirlo", chiarisce, ricordando quanto il suo progetto faccia parte della memoria collettiva non solo di chi ancora vive a Izmir, ma anche di chi vivendo all'estero ha avuto modo di conoscere la comunità italiana di Izmir.  "Ricevo ancora attestati di stima e spesso vengo incoraggiato a farlo ripartire. Motivo per cui il dominio è ancora registrato ed il sito ancora in piedi. Ci sto ragionando…", confida il fondatore. Non possiamo dunque che congratularci ancora una volta con Simone Favore per l'iniziativa a fornire un servizio prezioso per gli italiani in Turchia, lanciando un appello affinché Il Nuovo Levantino trovi il giusto supporto per guadagnare nuovo slancio e continuare ad essere un punto di riferimento utile per tutti noi. Hadi!

 

 

 

A cura di Valeria Giannotta



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