Turchia chiama Italia

L’Ambasciatore del Gusto Claudio Chinali

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Turchia chiama Italia

Si e’ da poco celebrata la Giornata Mondiale della Pasta, un vero e proprio riconoscimento del piatto simbolo della cucina italiana e della Dieta Mediterranea. Percepita come ‘Buona, sana e gratificante’, la pasta sembra attestarsi come il prodotto piu’ richiesto e cucinato a livello mondiale: anche fuori dall’Italia si consuma in un intervallo che varia dalla due alle quattro volte settimanali  perche’ ritenuto un alimento sano e capace di soddisfare tutti. In altre parole, come confermano i pastai italiani, la pasta e’ in grado di unire e abbattere barriere, essendo un cibo semplice, alla portata di tutti e capace di inserirsi in ogni quotidiano. E’ di questo avviso l’Ambasciatore del Gusto Claudio Chinali, chef italiano che da anni vive e lavora in Turchia. Oggi Executive Chef di Eataly Istanbul, di cui è membro del team di apertura dal 2013,  tra tutte le altre cose, Chinali è anche protagonista del programma televisivo ‘Şef italiyan olunca’, in onda su Turkmax Gurme Channel. Volto noto del piccolo schermo specializzato in ricette gastronomiche e vera e propria star dei fornelli, Claudio deve gran parte della sua bravura e popolarità alla passione. Dopo un percorso di studi in ingegneria e un master in management, è stata proprio la vocazione per l’arte culinaria  e il richiamo del gusto ad aprirgli le porte di cucine pluripremiate. ‘Ho sempre amato cucinare, mi sentivo a mio agio tra pentole e fornelli. Quando sono arrivato al terzo anno di Ingegneria delle Telecomunicazioni sentivo che non era la mia strada e che non sarei stato soddisfatto, per questo motivo iniziai a guardarmi un po’ intorno. Dopo qualche breve esperienza in piccole osterie e pizzerie ebbi l’opportunità di entrare come stagista nella cucine dello Chef Igles Corelli, a Ostellato in provincia di Ferrara, e da lì arrivare dopo qualche mese a lavorare fianco a fianco allo Chef Bruno Barbieri, ora divenuto una celebrità in Italia, ma già allora estremamente, famoso essendo stato l’unico chef ad aver conquistato nei vari ristoranti in cui aveva lavorato ben sette stelle Michelin’, racconta Chinali, ricordando come da quell’incontro sia decollato tutto il resto. ‘Proprio con lui nel 2009 sono venuto a İstanbul per un evento all’interno del ristorante italiano del Ritz Carlton; in quell’occasione pensai che Istanbul sarebbe stata un’ottima base professionale. In quegli anni tutti i ragazzi andavano in Francia, in Spagna o in Giappone per fare esperienza, ma io ero convinto che le nostre radici gastronomiche fossero incredibilmente ispirate dalla Mesopotamia e che un esperienza qui sarebbe stata molto più formativa che altrove’. Ed è stato proprio l’istinto ad assecondarlo, dandogli ragione e conferendogli titoli ed onori importanti. Premiato più volte, Chef Chinali è entrato a pieno diritto a far parte dell’Associazione Ambasciatori del Gusto, massima espressione della ristorazione italiana. Membri dell’Associazione sono indistintamente donne e uomini, siano essi cuochi, pizzaioli, sommelier, maitre, manager di ristoranti, responsabili acquisti, professionisti che vivono non solo nelle cucine o nei ristoranti, ma che viaggiano, apprendono e restituiscono l’esperienza vissuta attraverso l’interpretazione. Distintosi nel valorizzare il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico italiano, Caludio Chinali è oggi impegnato in prima linea a rappresentare il modello nostrano attraverso il gusto che, come lui stesso specifica ‘e’ tra i cinque sensi quello più complesso poiché nella sua accezione più ampia comprende anche il giudizio estetico e il nostro rapporto con la bellezza’Certamente, rappresentare in tutto il mondo il concetto italiano di gusto è una missione importante che il nostro Chef svolge in maniera impeccabile. Come massima espressione della cucina italiana, il protagonista indiscusso di ‘Şef Italyan olunca’  ha una visione profonda e di massima conoscenza delle ricette proprie del suo Paese di origine e di quelle dei luoghi che lo ospitano, fattori senz’altro vincenti per la creazione dei suoi piatti. ‘Io credo che la cucina italiana, come quella di ogni singolo paese, sia influenzata dalla sua storia e trovi le sue radici in tutte le culture che sono state in contatto con quella terra. L’Italia per sua posizione geografica e per la sua storia è stata e continuerà ad essere estremamente “contaminata” -con un accezione assolutamente positiva- da gusti e profumi dei paesi vicini e lontani’, spiega il Maestro che nelle sue creazioni unisce elementi del presente e del passato con uno sguardo al futuro. ‘Utilizzare le eccellenza turche come i pistacchi di Antep o il formaggio ‘gravıyer’ di Kars, cosi come l’agnello ‘kivircik’ di Gönen, per fare piatti tradizionalmente riconosciuti come italiani, è molto rispettoso sia verso il Paese in cui lavoro che verso l’ambiente in generale.  Tutto, però, va fatto con la massima trasparenza possibile, sennò rischiamo di fare due errori in uno, scimmiottando la gastronomia italiana e non dando valore a quella locale. Non scordiamoci mai che uno dei piatti simbolo della cucina italiana sono gli spaghetti al pomodoro…Pomodoro che prima del 1600 era considerato solo una pianta ornamentale originaria delle Americhe’, ammonisce l’esperto. E’ questa dettagliata filosofia l’ingrediente fondamentale sia della vita professionale che privata  di Claudio Chinali che nella città sul Bosforo ha trovato la sua giusta dimensione, instaurando un legame indissolubile, marcato da eventi miliari come la nascita dei suoi figli.  ‘Dopo 10 anni a Istanbul mi sento sicuramente a casa, anche se la città può essere molto complicata; è  talmente grande che vivere vicino al proprio posto di lavoro è fondamentale, ma allo stesso tempo credo che offra mille opportunità di stile di vita. Noi viviamo a Bomonti, e ormai siamo parte del quartiere; dalla venditrice di gozleme al mercato, che è diventata una nonna adottiva dei nostri figli, al proprietario del caffe’ sotto casa’, conclude esplicitando quel senso di piena appartenenza che lo induce a rimarcare: ‘Se mi chiedessero: ‘Lo rifaresti?’ Risponderei senza pensarci: ‘Altre 100 volte!’’. E mentre alla TV guardo Chef Claudio intento a preparare le sue ricette,  spiegando i passaggi con un perfetto turco misto a formule e modi di dire tipicamente italiani, non resta che ringraziarlo per i suoi contributi e augurare a tutti ‘Afiyet Olsun/Buon appetito’.

 

A cura di Valeria Giannotta



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