Turchia chiama Italia

Il dialogo tra Italia e Turchia, l’esperienza EIEAD

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Turchia chiama Italia

C’e’ una sorta di linea sottile che lega l’Italia, e soprattutto la sua parte meridionale, alla Turchia. Lo stesso retaggio storico, fatto di scambi e interconnessioni, hanno portato le due sponde del Mediterraneo ad incontrarsi. Bari e’ una citta’ che nella sua storia e’ stata punto di approdo dei turchi ed ancora oggi ne conserva il ricordo. E’ proprio qui che nasce Leonardo Manzari che nel corso della sua carriera si è occupato ed è tutt’ora impegnato a costruire ponti e opportunità di business tra l’Italia e la Turchia. In un certo senso, è stata la sua stessa identità barese e levantina a spingere per un approccio volto a connettere  le città ed i territori del Mediterraneo orientale in una sorta di "melting network" di etnie, comunità, attività economiche e finanziarie, di comuni storia e tradizioni. E’ con sguardo attento che Manzari si è accorto dell’importanza della Turchia e delle sue grandissime potenzialità. ‘Durante i cinque anni che ho trascorso in Germania, guidando un piccolo gruppo industriale, ho avuto modo di considerare quanto la Turchia fosse ormai diventata una piattaforma industriale, di assoluto rilievo per l'Europa e nel mondo. Allo stesso tempo, da osservatore esterno, mi accorgevo di quanto l'Italia (al contrario della Germania, primo paese industriale dell'Unione Europea) preoccupata della minaccia cinese, stesse perdendo l'occasione di stabilire un partenariato forte con un paese capace ormai di esprimere una governance chiara e definita, un sistema di moderne infrastrutture in crescita, livelli di specializzazione e competenza medio-alti, produttività, efficienza, competitività’, afferma Leonardo. Facendo leva sulla centralità regionale della Mezzaluna e sulla sua vocazione mediterranea, nascono, dunque, una serie di iniziative volte ad avvicinare le due sponde dello stesso mare. A partire dal 2011 nell'ambito dell'Associazione di Amicizia Italia-Turchia, Leonardo Manzari si fa promotore di eventi e workshops ‘per favorire un paradigma che conciliasse gli interessi di due paesi così simili e con interessi così coincidenti, da risultare spesso in concorrenza’. In questo, come lui stesso spiega, ‘il percorso millenario di storia comune aiuta a comprendersi e ad identificare soluzioni soddisfacenti per entrambi’. In tale spirito nel 2013 nasce a Bari EIEAD, l’European Institute for Eurasian Dialogue, che opera per il dialogo geopolitico, la co-operazione economica e per la valorizzazione delle radici culturali che uniscono l’Italia al Levante mediterraneo.  Nella sua sfera di azione, sono di particolare rilievo le attività di collaborazione industriale, a livello settoriale (ferroviario, marittimo e navale, ecc.), tra l'Europa e l'Italia in particolare, con i paesi dell'area eurasiatica e con la Turchia in posizione prioritaria. 'Lo scambio di missioni imprenditoriali ha rappresentato un primo trampolino di lancio delle attività di EIEAD, favorito dal background professionale focalizzato sull’internazionalizzazione e dal tradizionale supporto assicurato a clusters, distretti industriali, consorzi ed associazioni, grandi aziende e PMI. EIEAD, quale socio fondatore di SEAFUTURE (la più importante manifestazione italiana in tema di tecnologie del mare) ha promosso un’importante presenza degli operatori turchi sin dal 2014, anche attraverso un’area espositiva dedicata’, racconta il dott. Manzari, specificando che un’altra iniziativa di rilievo è stato lo studio comparativo tra gli schemi di attrazione degli investimenti diretti esteri, adottati dai paesi della regione eurasiatica-mediorientale (Armenia, Azerbaijan, Iran, Israele, Libano, Turchia), al fine di dotare gli investitori di una “bussola”, che li orienti verso la scelta della localizzazione più idonea per la presenza regionale diretta, commerciale o industriale. ‘Lo studio è stato condotto dal sottoscritto e dalla Dott.ssa Giannotta, membro del comitato scientifico EIEAD, presentato a Lerici (La Spezia) nel giugno 2018, con il riconoscimento di Turchia e Libano, come i paesi che si sono dotati degli schemi più competitivi, e la relativa premiazione di ISPAT e (seppure a distanza) di IDAL’, continua Manzari. In altre parole, è la vitalità della società turca, la varietà delle etnie presenti, la sua multiculturalità contribuiscono a farne un pivot per l’area del Mar Nero, un partner di riferimento per la regione centro-asiatica, un attore mediterraneo di peso politico e geo-economico. Come è stato detto altre volte, questi fattori, uniti alla giovane demografia del Paese, assicurano una dinamicità al tessuto imprenditoriale ed economico, tale da rendere attrattivo fare business in Turchia e/o con partner turchi. Chiarezza di obiettivi e strategie, tempi decisionali spediti, innovazione tecnologica, ricerca & sviluppo, un moderno sistema universitario stanno gradualmente trasformando il panorama economico, da piattaforma produttiva di medie tecnologie e grandi volumi, a sistema post-industriale che presidia bene le principali sfide di sostenibilità circolarità, cambiamento climatico, migrazioni, integrazione socio-economica, ecc. Condividendo il medesimo spirito, EIEAD è partner della Marmara Foundation, l’organizzazione della società civile turca che rappresenta la ricchezza e varietà di proposte, iniziative, relazioni. Insomma, la profonda connessione tra Italia e Turchia si coglie appieno nelle iniziative di EİEAD e del suo fondatore che tramite il dialogo eurasiatico rappresentano grandi generatori di opportunità in tutti i campi, da quello economico alla società civile, dalla stabilizzazione e pacificazione del Mediterraneo agli scambi culturali, dai nuovi modelli sociali a quelli di business.

                                                                                                                                                                                        A cura di Valeria Giannotta 



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