Turchia chiama Italia

“Viaggio in Turchia” - Corrado Alvaro

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Turchia chiama Italia

‘Viaggio in Turchia’ e’ un’opera preziosa, certamente datata, ma altrettanto attuale che consiglio non solo per l'orgoglio e la stima verso l’autore, Corrado Alvaro,  originario di Reggio Calabria come la sottoscritta, ma anche perche’ nel suo prezioso racconto del 1931 si coglie molto dei tratti tipici della Turchia di oggi. Il testo si puo’ considerare una vera e propria rarita’ e reperirne una copia non e’ affar semplice. Una sola casa editrice, piccola e sconosciuta ai piu’, la Falzea Editore si occupa della stampa, per quanto limitata, dell'edizione a cura di Anne-Christine Faitrop Porta, docente di Lingua e Letteratura italiana presso l’Universita’ della Corsica, che nella sua carriera ha pubblicato diversi articoli ed edizioni critiche sullo scrittore calabrese. In questa opera Alvaro, vero e proprio poeta del viaggio, mette in prosa gli usi e i costumi di una Turchia relativamente giovane che con Mustafa Kemal Atatük stava sperimentando un ciclo di riforme sostanziali. Nell' itinerario proposto si scoprono le radici di un popolo e le fonti della sua storia. L’osservazione della Turchia avviene in modo molto personale: piu’ che ai monumenti si presta attenzione ai paesaggi; alle dichiarazioni politiche si preferisce l’analisi dell’aspetto umano affidata al caso. Partendo dalla Puglia, appena arrivato in Turchia, Alvaro manifesta un certo stupore nel cogliere "il senso dell’avventura individuale, una natura di nomadi e di irregolari, la creazione del rischio quotidiano e personale". Immagini rilasciate dalle situazioni del quotidiano nelle strade che brulicano di botteghe e artigiani; dal lustrascarpe ai venditori di limonata, al tintinnio di arnesi e stoviglie. Frammenti storici che rimandano a una certa attualità. Senza dubbio, anche chi conosce la Turchia di oggi ritrova molto di tali tradizioni. Nell'opera si evince chiaramente che le citta’ turche riflettono fedelmente sia il passato che il presente. Istanbul è descritta come una "citta’ senza tempo, sospesa tra due mondi e diverse interpretazioni della religione" mentre di Ankara colpisce l’aspetto repubblicano e pastorale. A Costantinopoli "la provvisorieta’ dei ricordi, incertezza, oblio e il senso della vanita’ di tutto, mi avevano tuffato in una specie di fatalismo e annientamento, nello sgomento che si trova davanti ai resti di civilta’ morte per sempre", scrive Corrado Alvaro, facendo un distunguo con Ankara, ricca delle ambizioni proprie del nuovo centro politico. "In un deserto ventoso, esposto alle piu’ grandi variazioni della temperatura, Ankara avrebbe dovuto essere una citta’ poco aperta. Invece, e questa e’ la meraviglia della citta’, essa apresi in piena steppa, e i piu’ arditi e i piu’ alti edifizi vi si annullano", commenta. E proprio la capitale suscita nello scrittore uno strano senso di stupore: "ad Ankara mi ricordavo all’improvviso di tutta l’inquietudine moderna: in nessun altro luogo avevo veduto come quei tanti assalti e interrogativi disperati all’avvenire". Approfondendo la lettura si scopere come in ogni luogo sia l’uomo ad interessare Alvaro che rimane particolarmente colpito dalle celebrazioni del Bayram, che descrive in termini di folla che si sposta con il proprio kilim come a rappresentare "isole colorite e magiche che ognuno si portasse dietro per stabilire ovunque il suo piccolo regno, sendendovisi e inginocchiandosi a fare il punto di incontro con Dio". Particolare attenzione e’, inoltre, dedicata  alla natura e all’arte che, fondendosi, regnano con armonia sul mondo. E cosi’ l’Anatolia e’ descritta come un "altopiano su cui si specchiano le nubi, creando immaginari rilievi mentre le luna si dimezza per diventare bandiera". Una Turchia eretta, dunque, sul connubio tra terra e cielo in cui si inserisce il Mediterraneo come una patria in cui "nemmeno un palmo di costa e’ senza storia". Certamente, nel suo viaggio lo scrittore compie un cammino personale che suscita sentimenti di tristezza e letizia, ma anche di solitudine e distacco. Per l'autore calabrese lasciare l’Italia ha, infatti, significato passare dall’"infantile sud" a qualcosa di diverso.  In ultima istanza, sulla strade di Anatolia si e’ compiuto un percorso di vita. Come lui stesso afferma "queste terre partoriscono instancabili pietre scritte che sono portatrici di un messaggio di vita". In altre parole, viaggiare in Turchia ha condotto Alvaro a tornare alle fonti della storia, giungendo alla conclusione che "mari piu’ tranquilli aspettano all’alba", lasciando  intendere che ognuno deve avere il coraggio di viaggiare all’interno del proprio essere e compiere quella travagliata odissea che porta alla scoperta di una nuova dimensione. In questa meticolosa analisi della Turchia, quindi, l’uomo e’ protagonista  e, se come afferma lo stesso Alvaro, "il viaggio  prolunga la vita", l'invito è di immergersi nella profondità di questo Paese grazie alla lettura del prezioso volume e soprattutto cimentandosi nella scoperta in loco delle sue peculiari caratteristiche. Iyi yolcuklar!- Buon viaggio!

 

A cura di Valeria Giannotta



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