Turchia chiama Italia

Imparare l’italiano con Katia e Silvia

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Turchia chiama Italia

Si dice che le donne siano più portate per la letteratura e gli uomini per le scienze. Forse sono solo luoghi comuni, dettati da certi cliché storici e culturali; tuttavia, tale regola è generalmente confermata. Silvia e Katia sono due donne forti e ambiziose che, spinte dalla voglia di mettersi in gioco, sono arrivate in Turchia un po’ per caso e un po’ per opportunità. Come spesso accade, la partenza dall’Italia per motivi professionali è dettata dalle scarse offerte nel mercato del lavoro nostrano. Guardarsi attorno e provare nuove strade per trovare la propria direzione diviene a volte una scelta obbligata. E così Katia Bianchini, dopo il conseguimento della laurea in lingue e l’ottenimento della certificazione Ditals per l'insegnamento dell'italiano come lingua straniera, ha iniziato la propria gavetta con un tirocinio presso una scuola media a Gozo, nell’isola di Malta, dove ha acquisito la consapevolezza che insegnare italiano sarebbe stata la sua professione. "Non sapendo da dove cominciare, con la sola idea di poter viaggiare facendo questo lavoro, ho inviato più di 60 mail candidandomi a tutti gli istituti italiani di cultura nel mondo. L'unico a rispondermi positivamente è stato quello di Ankara e così sono partita’’, racconta. La capitale turca è stata anche la città di approdo di Silvia Pagliacci che ha fatto il suo primo esordio in Turchia come studentessa Erasmus all’UniversitàBilkent, rimanendo affascinata al punto di decidere tornare qualche anno dopo,prima come tirocinante presso l’ufficio stampa dell’ormai defunto Istituto di cultura italiana e in seguito come vincitrice di una borsa di studio per il programma di dottorato all’Università di Ankara. In ogni caso, inizialmente,nonostante le difficoltà a rapportarsi con il turco, la sensazione di estrema ospitalità nel vivere in un Paese straniero, ma non ostile, è stata sufficiente per convincere entrambe a continuare nell’avventura anatolica. In breve tempo è arrivato anche l’amore e per entrambe la Turchia è diventata una vera e propria casa. Mentre Katia ha da subito spinto sull’acceleratore della carriera tra corsi di specializzazione ed esperienze lavorative in scuole private e all’università della capitale, per Silvia la passione per l’insegnamento della lingua italiana è nata gradualmente e un po’ per caso. "Quando sono tornata ad Ankara nel 2012, ho iniziato a fare qualche lezione privata. Poi nel 2014 l'Istituto ha chiuso e qualche mese dopo Katia mi ha chiesto se fossi interessata a fare lezioni. Ho accettato e dal 2015 ho iniziato a fare questo lavoro che mi è subito piaciuto tantissimo’, confida. Purtroppo la decisione di abolire l’Istituto Italiano di cultura, per quanto fosse stata vituperata da molti in entrambi i Paesi, ha creato un vuoto non solo nell’offerta formativa, ma anche per tutto ciò che concerne la diffusione della cultura italiana in Turchia, che, come è stato più volte sottolineato, è lo zoccolo duro degli stretti legami bilaterali. E’ anche in questa luce che è stata fondata Casa Italia, il cui obiettivo è offrire corsi di lingua italiana e promuovere attività culturali. Per certi aspetti Katia e Silvia sono le colonne portanti del progetto; il loro impegno è peculiare perché mira a toccare il cuore degli studenti. "Insegnare la lingua significa anche insegnare la cultura, le lezioni stesse sono un momento fondamentale per parlare della cultura italiana: cibo, musica, letteratura, arte. Cerco sempre di far conoscere qualcosa in più agli studenti, anche di rompere alcuni stereotipi che purtroppo ci sono sull'Italia, come la paura di andare in Sicilia o il fatto che l'italiano perfetto si parli solo a Firenze", spiega Silvia con una punta di ironia condivisa da chi, conoscendo a fondo la Turchia e la sua gente, sa quali siano le percezioni ricorrenti dell’Italia nell’immaginario collettivo. Da parte sua, Katia, oltre a tenere un corso di conversazione a livello avanzato, è impegnata in prima linea nell’organizzazione di eventi e attività culturali. Tra queste spicca l’ideazione de Il Giornalino, una rivista online pensata per avvicinare gli studenti turchi all’Italia, e l’organizzazione della biblioteca e del circolo di lettura di Casa Italia, mirati a promuovere la lettura in italiano. Sua anche l’idea di intrattenere i bambini italiani con attività ludiche ed educative, che vogliono essere un punto di riferimento per le famiglie italiane residenti ad Ankara.  Anche la programmazione di conferenze e serate a tema rientrano nello spirito di diffusione della cultura del Bel Paese. "In fondo Casa Italia è stata fondata per essere un punto di incontro per le persone che amano la lingua e la cultura italiana e hanno voglia di condividere questa passione", sottolinea hoca Bianchini, la cui intraprendenza appare irrefrenabile. Certamente grande è la motivazione e l’impegno di entrambe nel portare un po’ di Italia in Turchia così come minuziosa è la loro attenzione nel seguire e testare gli studenti nelle sessioni CELI, segnali di una passione che non sembra incontrare ostacoli. ‘In un contesto come quello di Casa Italia, dove gli studenti sono molto motivati e lo studio della lingua italiana è mosso soprattutto dalla passione più che dalla necessità, non ci sono molte difficoltà. Forse il più grande scoglio è il periodo iniziale, quando gli studenti partono da zero e spesso nei loro occhi si legge un misto di sorpresa e timore nello scoprire che la lingua italiana è piena di eccezioni’, spiega Silvia, sottolineando che anche in periodo di pandemia e lock-down il suo impegno non si è fermato. Come tutti si è, infatti, reinventata in modalità smart, aprendo un proprio canale Instagram(@zilvia_italianonline) per lo studio e diffusione della lingua e cultura italiana.Senza dubbio, insegnare la propria lingua in un paese straniero non è sempre affare semplice, ma può essere una via d'accesso privilegiata per entrare in comunicazione con altre persone. "La cosa che più amo di questo lavoro è la funzione sociale e umana che esso riveste, non si tratta solo di un corso di lingua. L'italiano non è l'inglese che bene o male tutti devono conoscere. Chi si avvicina all'italiano ad Ankara lo fa di solito per passione e interesse personale. E questo io lo considero un filtro importante perché nel corso degli anni mi ha dato modo di farmi conoscere persone speciali a cui ho dato sicuramente i rudimenti della nostra bella lingua ma da cui si riceve tantissimo", afferma risoluta Katia, trovandosi perfettamente in linea con il pensiero della collega."La soddisfazione più grande è vedere gli studenti che non lasciano i corsi, che mi scrivono ancora dopo anni per ringraziarmi, avere studenti che diventano amici. Con alcuni di loro si instaura un rapporto speciale e profondo", replica Silvia con entusiasmo. Accomunate dalla stessa carica emotiva e della stessa motivazione le due insegnanti sono concordi: "parlando di difficoltà, non c'è congiuntivo o preposizione che tengano! L'ostacolo non è la grammatica ma la motivazione, anche da parte dell'insegnante. C'è sempre bisogno di rinnovare la motivazione e ricordarsi perché facciamo questo lavoro", dichiarano all’unisono.Chiaramente, da parte di Katia e Silvia è massimo lo sforzo nel colmare il gap di approfondimento della conoscenza dell’Italia, della sua lingua e della sua cultura, e l’apprezzamento che ricevono nel quotidiano dai propri studenti è il maggior riconoscimento. E non vi è dubbio che anche grazie alle loro lezioni e alla contagiosa dedizione nel trasferire un po’ di Italia ad Ankara si assottiglia la distanza tra i due Paesi, rimarcando la simpatia reciproca. E allora viva l’Italia e l’italiano in Turchia! Viva Katia e Silvia hoca!

 

A cura di Valeria Giannotta



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