Turchia chiama Italia

Colpi di pennello tra Oriente e Occidente – Luigi Ballarin

1454338
Turchia chiama Italia

In un momento in cui il dibattito attorno alla riconversione del museo di Santa Sofia a Istanbul in luogo di culto per i musulmani e’ estremamente acceso, tra le altre cose, l’attenzione e’ puntata sull’aspetto artistico del suo patrimonio, inteso come commistione e coesistenza culturale e religiosa. La Turchia, in fondo, e’ anche questo: crocevia  di culti e valori che storicamente hanno trovato a Istanbul il proprio punto di incontro. Una citta’ decisamente vivace, la cui importanza non solo si erge sul valore storico acquisito nel tempo, ma anche sulla sua innata capacita’ di ispirare e influenzare certe scelte artistiche. E’ stato cosi’ anche per Luigi Ballarin che, nato a Venezia con la passione del viaggio, nel 2013 e’ approdato sul Bosforo guidato da quella che, oltre ad essere da sempre una vocazione, si e’ imposta nella sua vita come una vera e propria professione.  Il richiamo dell’arte e l’attrazione verso la principale citta’ turca hanno contribuito al suo successo. ‘Sono arrivato a Istanbul per una mia mostra voluta dal comune di Beyoğlu. In quella occasione conobbi Beste Gürsu, l’allora addetta culturale della municipalita’, che mi propose altri eventi in Turchia e non solo’, racconta Ballarin. E’ stato proprio in quel primo mese di soggiorno che ha visto crescere il suo amore verso questo Paese.  ‘Era luglio, a novembre avevo già deciso di vivere a Istanbul per una parte dell’anno. L’ emozione che vivo per questo posto magico mi ha preso il cuore da subito. La storia, la gente, la cultura si sono addentrate nella mia anima e difficilmente ne usciranno’, confida con l’emozione di chi, assecondando le vibrazioni, non ci ha pensato due volte nell’avviare un proprio studio e dare vita alle proprie creazioni. I contatti avviati, inoltre, sono diventati figure di riferimento importanti: Beste Gürsu e’ diventata la sua curatrice e, con Venezia e Roma, Istanbul e’ oggi il vertice del suo triangolo professionale.  Le opere di Luigi Ballarin sono un unicum nel loro genere: estremamente ricercate  e minuziose, contengono molti frammenti di Islam e Medio Oriente, il cui tema intrinseco e’ la preghiera.  ‘Dai miei primi lavori, dove forse c’era più un messaggio descrittivo, piano piano sono arrivato a dipingere folle di musulmani in preghiera, tappeti che hanno un simbolo evidente legato alla preghiera islamica,  cupole delle moschee e tanto altro che comunque riconduce sempre alla misticità della fede islamica’, spiega il pittore. Per questo un amico e collega lo ha definito “artista delle folle”, una definizione che calza a pennello e richiama molto dello stile di Ballarin, i cui tratti, seppur non molto evidenti e a prima vista fuorvianti, raccolgono al loro interno le moltitudini di fedeli in adorazione a La Mecca e altri segni della cultura islamica.  I suoi lavori, dunque, sono l’esito di una profonda elaborazione valoriale e tecnica, che necessitano di pazienza e di molte ore di lavoro. ‘Amo stratificare con tanto colore e dare un aspetto di solidificazione ai lavori, aggiungendo vari passaggi cromatici, usando non solo il pennello e, a volte, stendendo direttamente gli smalti dal tubo’, illustra il Maestro, specificando che la Turchia e il suo legame con il passato sono stati una peculiare fonte di ispirazione. ‘Ho scelto di riprodurre in modo personale i “ tile “ del periodo ottomano  che adornano vari palazzi o moschee.  Da semplici mattonelle di mille colori, a loro volta li inserisco all’interno di sagome di cavalli o di moschee, ricreando minuziosamente tracce bizantine’, chiosa. Uno sguardo attento quello di Luigi Ballarin che nelle proprie creazioni mira a spiegare e a creare ponti tra le culture. Di lui e ‘ stato detto che ‘descrive su tela un mondo che crediamo di conoscere, ma che in realtà conosciamo solo attraverso ciò che i media vogliono farci conoscere’. ‘L’Islam e’ molto più profondo di quello che pensiamo: è una cultura diversa dalla nostra, ma sicuramente non difficile da capire. Purtroppo molte volte viene idealizzata in maniera negativa. Nelle mie opere cerco di unire e di mettere anche a confronto le culture. Generalmente non amo dare una spiegazione ai miei lavori, preferisco che siano loro ad emozionare i visitatori. Noto, pero’, che c’e’ differenza tra un visitatore occidentale e uno mediorientale: agli occhi del primo emerge il decoro, la minuziosità mentre il secondo percepisce subito il tema della preghiera e dei vari simboli culturali. Se per questo ci sono ovvie ragioni, e’ compito dell’artista far nascere desiderio di conoscenza e di approfondimento’, ammonisce. Proprio per la sua bravura nel rappresentare particolari importanti e per veicolare messaggi  di coesione, Luigi Ballarin e’ acclamato dal pubblico ovunque. Le sue creazioni sono esibite in Italia e all’estero, dove ha ricevuto riconoscimenti importanti. Da ultima, ad Istanbul, poco prima del lock-down,  a dicembre  2019, la mostra  “Bir Yol” ha fatto rivivere l’emozione della prima volta. ‘ E’ stato importante ed emozionante varcare ancora, dopo sette anni, la sede del municipio di Beyoğlu con grande affetto dei visitatori e alla presenza di varie autorità compresi il sindaco, la Console Generale di Italia, Elena  Sgarbi, l’Assessore alla cultura del comune di CavallinoTreporti,  Dora Berton, e tanti altri ospiti.   In seguito, a gennaio 2020 a Doha, in Qatar, l’ evento “ Magnificent Cultures “ , sempre a cura di Beste Gürsu, con l’organizzazione della galleria Medina di Roma e in collaborazione con l’Ambasciata italiana di Doha rappresentata dall’ambasciatore Alessandro Prunas, e’ stata un’ulteriore fonte di orgoglio. ‘Era la mia prima mostra in Qatar ed ero evidentemente emozionato, ma grazie alla cura di tutti gli organizzatori ha avuto una risonanza notevole’, confida Ballarin non nascondendo che, comunque, la sua relazione con la Turchia e’ piu’ che speciale. ‘Per me e’ casa, è affetto, è emozione, sono le amicizie,  sono tutti gli usi  e costumi che con il tempo ho assimilato e ho fatto miei. Se dovessi rappresentarla non userei  solo i verdi e gli azzurri, colori propri dell’Islam. Ci sono anche i rossi e gli arancioni dei tramonti meravigliosi con il canto del muezzin. Mi coinvolgono sempre i landscape delle moschee con i loro minareti e certi quartieri che non frequento spesso come Balat, Eyup, Kuzguncuk..ma anche la parte asiatica ha il suo fascino’, ricorda l’artista con una punta di malinconia che esprime la voglia di tornare al piu’ presto in Turchia. E’ l’amore per le terre lontane geograficamente, ma vicine al cuore di tutti, la vera nota di colore nell’arte di Luigi Ballarin che con delicatezza e dovizia di particolari sulle sue tele imprime la linea di congiunzione tra Occidente e Oriente come a sospendere nel tempo, entro ponti policromatici, la bellezza e l’importanza di ogni cultura. In questo, Istanbul e i suoi codici confermano di essere la vera porta di ingresso tra due mondi. In fondo, dietro le immagini ogni opera racchiude parole profonde e messaggi significativi. E’ questa la vera forza dell’artista: spiegare con semplicita’ altri mondi nelle loro innumerevoli sfumature, abbattendo barriere con semplici colpi di pennello. E allora, onore alle nobili produzioni di Luigi Ballarin, Fırçanıza sağlık

 A cura di Valeria Giannotta



NOTIZIE CORRELATE