Turchia chiama Italia

"Il valore di ogni singola goccia nell’oceano"

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Turchia chiama Italia

Il valore di ogni singola goccia nell’oceano

A dover cercare un lato positivo in questa triste situazione di pandemia da Covid-19, ci troveremmo tutti concordi a riconoscere lo spirito di unita’ e solidarieta’ verso chi e’ in prima linea a fronteggiare l’emergenza, ma anche di tutti noi che improvvisamente ci siamo trovati a fare i conti con l’inaspettato, gestendo una nuova quotidianita’. Ognuno nel proprio piccolo contribuisce alla lotta contro il coronavirus, stando in casa e limitando gli spostamenti, ma anche partecipando ai flashmob organizzati dai balconi e prendendo parte alle piu’ disparate iniziative social. C’e’ poi chi preferisce il silenzio o chi si affida a forme di comunicazione e a semplici gesti per far sentire la propria presenza. Ognuno investe la propria piccola goccia di energia in questo oceano di criticita’ e disperazione che sembra pervaderci. E’ un fattore umano che, tuttavia, in circostanze disperate come questa, assume un carattere straordinario.

Avrebbe preferito rimanere anonimo Hakan Eller, ma la sua intraprendenza l’ha portato prima su alcuni giornali locali italiani e poi su alcune testate nazionali turche. ‘Sono italiano di origine turca’, esordisce all’inizio della nostra conversazione con marcato accento ligure.  Vive a San Remo praticamente da sempre, da quando a 5 anni si e’ trasferito da Bursa con la madre e i tre fratelli, grazie al ricongiungimento famigliare richiesto dal padre che era in Italia gia’ da tempo. ‘Qui ho studiato alle scuole elementari, medie, superiori e sempre in Italia ho frequentato l’universita’’, tiene a sottolineare con un certo orgoglio. Dopo la laurea in giurisprudenza presso l’Universita’ di Genova, oggi esercita l’attivita’ presso uno studio legale. E’ stata la sua sensibilita’ e capacita’ di osservazione a  spingere Hakan  a cercare, trovare e infine donare 120 mascherine  alla Croce Bianca di Imperia. ‘Ho sentito gli appelli del Presidente della Croce Bianca: si lamentava che mancavano i primi mezzi necessari a far fronte all’emergenza. Ho voluto prendere l’iniziativa’, racconta quasi timidamente. Si rivolge cosi’ al fratello che, avendo un’impresa edile, poteva aiutarlo a reperire delle mascherine, materiale comunque utilizzato dai  lavoratori. Pur trovandone una certa quantita’, Hakan sparge la voce anche tra gli amici. Alla fine ne recupera centoventi, alcune di queste sono state poi donate dalla Croce Bianca ad altri croci e organizzazioni locali. ‘Non volevo visibilita’’, puntualizza, ‘ma a un certo punto la notizia si e’ diffusa e sono arrivati i giornalisti. Hanno ritenuto utile fare nome e cognome per sensibilizzare maggiormente il pubblico’. Un racconto davvero emozionante, non solo per la semplicita’ del gesto, ma anche e soprattutto per la modestia di questo giovane avvocato che ha impresse nella mente queste parole: ‘Vorrei abbracciarti, ma non posso’. Cosi’ il Presidente della Croce Bianca ha accolto l’atto solidale di Hakan, che  non maschera un po’ di commozione. Non c’e’ che dire, lui vuole essere anche un ponte tra i suoi due Paesi. Recentemente e’ comparso con la mascherina sulla rete di stato turca, TRT Haber, dove ha lanciato un appello al governo turco. Ha esortato a mobilitarsi per aiutare l’Italia e la sua gente. ‘Sono convinto che gli italiani non lo dimenticherebbero. Siamo molto simili. All’inizio gli italiani possono sembrare diffidenti, ma sono persone generose e molto calde. Turchia e Italia sono due Paesi vicini storicamente, culturalmente e geograficamente’, afferma. E con soddisfazione Hakan aggiunge: ‘quella stessa sera, dopo la mia intervista in TV, il Presidente turco Erdoğan e il Primo Ministro italiano Conte si sono parlati. Ero felice’. Una felicita’ mista a speranza, quella di vedere concretizzare aiuti al Paese oggi piu’ colpito da covid-19, il cui numero di vittime sembra inarrestabile. Quella stessa Italia verso cui i turchi nutrono una simpatia quasi innata, i cui legami storici e culturali hanno facilitato anche le intese diplomatiche. La stessa Italia che attrae fino a diventare luogo di studio e casa.

Anche per Beyza Çakır e’ stato l’amore per lo stile di vita all’italiana a motivare la sua decisione di trasferirsi a Bergamo, dove ha conseguito la laurea magistrale. Dopo anni di studio oggi , e’ una giovane pisologa che vive nella citta’ che in queste ore sta vivendo il dramma piu’ cupo dell’emergenza coronavirus. Come tutti ultimamente, si e’ trovata a gestire la sua quotidianita’ in quarantena. ‘Bergamo è una citta’ speciale, soprattutto per i suoi aspetti turistici. C'è un aeroporto internazionale, che accoglie migliaia di turisti durante l'anno. Inoltre, l'ambiente è molto verde e incontaminato, con luoghi che sono patrimonio Unesco. Ha un mix di studenti e persone anziane; la popolazione autoctona e’ anziana ma l'università internazionale sta incrementando anche il numero della popolazione giovane’, spiega Beyza mentre con una nota di amarezza aggiunge: ‘È davvero triste  non vedere nessuno fuori in questo periodo, specialmente quando il tempo è bello. Normalmente, la primavera è la stagione migliore per essere qui; ora Bergamo è un po 'come una città fantasma, dove ci sono persone in quarantena e zero turisti’. Sebbene le difficolta’ ci siano, Beyza non solo non si e’ fatta abbattere, ma ha anche lanciato un’iniziativa che in poche ore e’ diventata virale. Coinvolgendo altri amici turchi, che come lei vivono in Italia, ha prodotto un video –testimonianza volto a rassicurare le famiglie, ma anche a sensibilizzare i turchi sull’urgenza di rimanere a casa e prendere tutte le precauzioni atte a contenere il contagio. ‘Un'amica che è riuscita a  tornare dall'Italia alla Turchia prima del blocco dei voli mi ha raccontato della situazione in Turchia, su come le persone non prestavano abbastanza attenzione alle misure e continuavano ad uscire. La mia amica, una volta rientrata si e’ messa in auto- quarantena poiché era a rischio di contagio e insieme, abbiamo deciso di realizzare registrando le testimonianze di giovani che vivono in Italia per avvertire la Turchia di come la situazione possa diventare come l'Italia se non ci si muove in tempo. Abbiamo mostrato le nostre preoccupazioni e lanciato un messaggio alle persone di rimanere a casa’, ci spiega. ‘Siamo turchi che vivono nelle zone rosse di Italia, e’ la nostra seconda settimana in quarantena e ovviamente sta diventando sempre più difficile. Ma la nostra più grande paura è per la Turchia, che può finire nella stessa situazione in cui versa l’Italia. Dopo aver visto le cose che accadono qui, siamo preoccupati riguardo gli effetti fisici e psicologici di questo processo, ecco perché ogni giorno, proviamo a spiegare la situazione almeno alle nostre famiglie’. Legittime preoccupazioni e timori, che pesano il doppio quando si vive in prima persona la criticita’ dei luoghi a cui si e’ affezionati, per di piu’ lontani da casa e dai propri cari. ‘Voglio inviare le mie condoglianze alle persone che hanno perso la famiglia e gli amici in questo brutale processo. Personalmente ho anche amici che sono in ospedale in terapia, il che è così triste… Tutto ciò che posso desiderare è evitare che anche in Turchia gli eventi diventino inarrestabili. La situazione qui è dura e le persone stanno combattendo una battaglia sia fisica che psicologica. Tutto ciò che conosciamo e’ che la più grande arma di prevenzione è rimanere a casa come stiamo assistendo ora. Non c'è nient'altro che sembri funzionare. Spero che l'Italia possa essere un esempio per la Turchia al fine di prendere importanti precauzioni e assumere consapevolezza in questo’.

Insomma, intraprendenza e resilienza – come dimostrano Hakan e Beyza- sono ingredienti necessari a gestire in modo positivo questa crisi che, purtroppo, riguarda tutti. Rilanciamo con forza i loro inviti e, aggiungendo la nostra piccola goccia,  esortiamo ancora una volta a prendervi cura di voi e degli altri- RİMANETE A CASA!

A cura di Valeria Giannotta

 



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