Mario Levi

In Italia sono stati tradotti solo Istanbul era una favola (Istanbul Bir masaldı) e La nostra più bella storia d'amore, La vita è un bagaglio a mano"

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Mario Levi

Uno scrittore turco di origine ebraica, molto famoso in Turchia  per le sue opere.

In Italia sono stati tradotti solo Istanbul era una favola (Istanbul Bir masaldı) e La nostra più bella storia d'amore, La vita è un bagaglio a mano"

 

Mario Levi è nato nel 1957 a Istanbul. Si è  laureato  dalla scuola Saint Michel nel 1975, e poi  dall’ Università di Istanbul nel 1980. I suoi primi articoli sono stati pubblicati sul diversi quotidiani.

Il suo primo libro pubblicato è "Jacques Brel: A Lonely Man" (1986). Questo libro è una versione della sua tesi di laurea. Il suo primo libro di racconti, "Non essendo in grado di andare in una città" è stato pubblicato nel 1990. Si tratano delle storie autobiografiche . Il suo secondo libro di ricordi, "Madame Floridis May Not Return" è stato pubblicato nel 1991,  che racconta la vita delle persone che hanno difficoltà ad adattarsi al proprio gruppo etnico   e alla società dove vivono. Nel 1992 è stato pubblicato il suo primo romanzo, "En güzel aşk hikayemiz".. Il suo romanzo "Istanbul era una favola (Istanbul Bir masaldı)", pubblicato nel 1999, è la storia di una famiglia ebrea che vive a Istanbul tra gli anni '20 e '80. Gli eroi delle altre minoranze sono anche visti in questo romanzo.

 

"La vita è un bagaglio a mano"

 

Opera in parte autobiografica, che risale al 1989-90, "La vita è un bagaglio a mano" racconta i  suoi ricordi, racconti, brevi e intensi frammenti, uniti dal filo conduttore della città. Che senso ha andare in un'altra città, si chiede infatti l'autore, se poi tutto quello che hai dentro inevitabilmente ti segue? Scorrono così davanti ai suoi occhi nostalgici le visioni familiari di Parigi, Rio de Janeiro e Istanbul, dalle quali affiora una città metaforica che altro non è che fotografia dell'anima, nutrita dai tormenti, dalle riflessioni, dalle malinconie dell'autore. Ovunque va, dunque, l'uomo si porta dietro se stesso, con i suoi problemi, la sua memoria, le cose che ha smarrito. O, come dice ancora Kavafis: "Dove mi volgo, dove l'occhio giro, macerie nere della vita miro, ch'io non seppi, per anni, che perdere e schiantare". Non ci sarà mai una città migliore di un'altra: l'uomo può girare il mondo, ma ciò che ha dentro non può essere cancellato e in qualunque luogo egli troverà sempre e solo desolate rovine di se stesso.



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