Turchia e Venezia

IL LEONE E LA MEZZALUNA: la Turchia a Venezia

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Turchia e Venezia


Venezia è un posto speciale per chiunque ami l’Italia.

E’ una destinazione immancabile per qualsiasi viaggiatore che desideri vedere l’Italia e i turisti turchi non fanno eccezione.

Ma il legame tra Venezia e la Turchia è molto profondo, e dura da secoli.

La città di Costantinopoli, poi Istanbul, è attraversata ma non divisa dal Corno d’Oro e dal Bosforo, e condivide con Venezia quell’atmosfera speciale che solo chi ha una finestra sul mare può provare.

E come finestre sui rispettivi mondi, Venezia e Istanbul sono stati centri della cultura Italiana e Veneziana nel cosiddetto “Oriente” e della cultura Turca in Italia.

In uno dei suoi primi successi internazionali, “Il Castello Bianco”, il premio Nobel Orhan Pamuk, esplorò proprio il rapporto tra le due culture e le due città.

Il destino volle che il libro venisse tradotto in Italiano dal professore Giampiero Bellingeri, il primo italiano ad insegnare Turco alla prestigiosa Università Ca’ Foscari, proprio a Venezia.

Come in un infinito gioco di specchi, il rapporto tra Venezia e Istanbul, come quello tra lo schiavo Veneziano e l’hoca di Istanbul protagonisti del romanzo di Pamuk, si ripeteva nel rapporto tra il Premio Nobel turco e il suo traduttore veneziano.

L’importanza storica di Venezia è stata sempre legata al commercio con l’Asia.

Dalla caduta dell’Impero Romano fino al periodo delle Crociate l’Europa potè mantenere un sottile cordone ombelicale con le grandi civiltà dell’Asia grazie ai traffici marittimi.

Il controllo di questi traffici con le superpotenze economiche dell’epoca, la Persia e l’Impero Bizantino, poteva assicurare la supremazia economica in Europa.

Venezia si scontrò per secoli con i Bizantini, che tassavano o limitavano i suoi commerci finché, nel 1204, il doge veneziano riuscì a volgere gli eserciti dei Crociati contro Istanbul,, che fu distrutta e saccheggiata.

I famosi cavalli di bronzo di Piazza San Marco si trovavano un tempo sulla Piazza dell’Ippodromo, tra Aya Sofya e l’attuale moschea di Sultanahmet.

Ma il trionfo di Venezia sulla sua rivale sul Bosforo fu anche l’inizio della sua fine: Istanbul,risorse come capitale dell’Impero Ottomano, che fu un rivale molto più serio dei Bizantini per la Serenissima.

In una serie di guerre che durò quasi tre secoli, Venezia perse uno ad uno tutti i possedimenti che era riuscita a togliere a Bisanzio, che erano stati trasformati in empori commerciali e tornarono a gravitare intorno a Istanbul,.

L’Impero e la Repubblica non potevano fare a meno l’uno dell’altra.

Gli Ottomani controllavano le vie carovaniere e le rotte del Medio Oriente e del Mar Nero, i Veneziani il Mediterraneo e i mercati commerciali europei dove le merci provenienti dall’Asia potevano essere vendute.

E infatti i rapporti tra le due superpotenze non si interruppero mai: non ci fu una cortina di ferro a dividere il Mediterraneo e Venezia mantenne sempre un ambasciatore a Istanbul.

Nel 1628, meno di sessant’anni dopo Lepanto e meno di venti prima della Guerra per Creta, il governo della Repubblica ritenne che a Venezia fosse necessario avere un mercato, un “fòndaco” per i mercanti Turchi in città.

Esiste ancora oggi: il “Fòntego dei Turchi”, quello che in Turchia si sarebbe chiamato un “Han”, era dedicato esclusivamente a ospitare il commercio con l’Impero Ottomano, con magazzini per le merci e alloggi per i mercanti.

Questi avevano alcune limitazioni e avevano il divieto di uscire di notte, per prevenire spionaggio e complotti, ma contribuirono a consolidare il rapporto tra Venezia e Istanbul.

Fu un rapporto di odio e amore che finì male, con la decadenza di entrambi: mentre la Serenissima e la Sublime Porta si dissanguavano a vicenda per dominare il Mediterraneo, il centro del mondo si era spostato nell’Atlantico.

Spagna e Portogallo, tagliate fuori dalle rotte per il Medio Oriente, si erano rivolte a ovest, e avevano cambiato gli equilibri del mondo.

150 anni dopo l’ultima guerra tra la Repubblica di Venezia e l’Impero Ottomano, qualcosa cambiò di nuovo.

Venezia era tornata all’Italia, dopo essere stata trascurata dall’Impero asburgico in favore di Trieste, e il governo dell’epoca avrebbe voluto restituirle il ruolo di centro commerciale.

Nel 1868 fu fondata la “Regia Scuola di Commercio superiore, che includeva l’insegnamento delle lingue straniere, e sarebbe diventata l’Università Ca’ Foscari.

Ovviamente, in linea con le tradizione storiche, il Turco vi fu insegnato fin dall’inizio.

Dal 1978 il professor Bellingeri vi insegna Lingua e Letteratura Turca, e la Ca’ Foscari è diventata il più importante centro di cultura Turca in Italia.

Vi si formano studenti e ricercatori italiani che poi proseguono i loro studi in Turchia, ma l’insegnamento dell’Ottomano e la posizione geografica offrono occasioni di studio uniche.

Secoli di documentazioni scritte dei rapporti tra Venezia e l’Impero Ottomano sono custoditi nelle biblioteche e negli archivi veneziani.

E’ una ricchezza di fonti e spunti di ricerca che nessuna altra struttura di qualsiasi altra lingua “orientale” può offrire in Italia.

Imprese commerciali italiane e turche, come la Barilla o la Koç, spesso collaborano con l’Università che forma i loro futuri manager.

Gli scambi commerciali tra Italia e Turchia sono in crescita, con gli equilibri geopolitici che impongono un ritorno ai rapporti privilegiati tra i paesi dell’area mediterranea.

E’ una grande occasione per Istanbul e Venezia, che sembrano rinnovare il loro eterno rapporto attraverso il canale culturale dell’Università Ca’ Foscari.

Ma questa volta, mentre gli equilibri del commercio mondiale si spostano inesorabilmente dall’Atlantico al Pacifico, gli eredi della Serenissima e degli Ottomani hanno l’occasione di unire le loro risorse per una nuova prosperità, sulle radici della Storia e della Cultura comuni.


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