Tappetti Turchi

199311
Tappetti Turchi

I TAPPETI TURCHI
C’è un oggetto della vita quotidiana turca che è entrato nell’immaginario collettivo del mondo intero, sia come oggetto di uso comune che come opera d’arte.
I tappeti turchi sono giustamente famosi in tutto il mondo.
Chiunque sia passato dal Gran Bazar di Istanbul, da un villaggio della Cappadocia o da una città balneare della costa, prima o poi si sarà imbattuto in un negozio che offre tappeti.
Anche se l’astuzia e l’abilità nel mercanteggiare dei venditori sono proverbiali, si può imparare molto sulla enorme varietà dei tappeti turchi.
La storia dei tappeti anatolici è lunga quanto la storia della civiltà.
In uno degli insediamenti più antichi del mondo, Çatal Höyük, in provincia di Konya, sono stati trovati resti di tessuto e graffiti di tappeti sulle pareti.
Il tappeto più antico del mondo proviene da una tomba in Siberia, vicino ai confini tra Mongolia, Cina e Russia, da dove partirono le tribù di nomadi turcomanni antenati dei Turchi di Anatolia.
Probabilmente, in origine servivano a coprire il terreno all’interno delle tende dei nomadi, e con i nomadi il loro uso si diffuse.
Col tempo sia le trame che i disegni diventarono più eleganti e sofisticati, e l’uso diventava anche decorativo.
Appesi alle pareti delle tende o dei muri a secco delle case dei nomadi, abbellivano l’ambiente e riparavano dagli spifferi e dal freddo.
La diffusione della religione Islamica nelle aree di produzione dei tappeti più raffinati, specialmente la Persia e l’Anatolia, fu essenziale per la loro evoluzione.
In primo luogo, il divieto di rappresentare figure umane o di animali fu una spinta a cercare motivi geometrici, spesso intricatissimi, di raffinata eleganza.
Per di più, si diffuse l’uso del tappeto da preghiera, un oggetto personale, di solito semplice e leggero, usato esclusivamente per prostrarsi durante le cinque preghiere quotidiane.
Nella moschea si entra senza scarpe e la sala di preghiera è volutamente spoglia: i pavimenti sono sempre ricoperti da tappeti, donati dai fedeli, su cui ci si inginocchia e ci si prostra al cospetto di Dio.
Di solito il disegno del tappeto da preghiera è molto semplice, ed è una singola forma di “mirhap”, la nicchia in fondo alla moschea che indica la direzione della Mecca. I tappeti delle moschee hanno molte righe di forme simili.
Con l’arrivo dei Selgiùchidi in Anatolia, i disegni dei tappeti diventarono più intricati ed eleganti, e la fattura più raffinata: come tante altre cose, fu Marco Polo a nominarli per primo per gli Europei, quando parlò degli “splendidi tappeti di Konya e Karaman.”
Fu durante l’ascesa dell’Impero Ottomano che i tappeti turchi si evolsero e raggiunsero il massimo splendore.
Con la conquista della regione di Tabriz, in Persia, alcuni famosi maestri di tessitura furono portati a Istanbul, dove portarono la loro esperienza e loro influenza artistica nella produzione dei cosiddetti “tappeti di palazzo”, prodotti esclusivamente per la Corte del Sultano nel palazzo Topkapi.
Era il periodo del Rinascimento, e in Europa diventò comune per i ricchi mercanti o aristocratici farsi ritrarre dai pittori con i loro tappeti importati dall’Oriente, per ostentare la loro ricchezza e il loro stato sociale.
Gli studiosi hanno identificato molti dei tappeti ritratti e ne hanno potuto stabilire la provenienza: i disegni e le trame sono caratteristici delle varie regioni.
Disegni e caratteristiche di quei tappeti vengono classificate secondo i nomi dei pittori che li hanno ritratti più spesso, come i “tappeti Lotto”, da Lorenzo Lotto, o i “tappeti Holbein”, da Hans Holbein il giovane.
Oggi molti dei tappeti che si trovano in vendita sono di produzione industriale, ma la produzione artigianale sopravvive in più di 750 città e villaggi della odierna Turchia.
I tappeti possono essere tessuti su un telaio, a mano o industriale, o annodati, un nodo alla volta, con un lavoro che può durare mesi o anche anni.
Naturalmente i tappeti annodati a mano sono molto più costosi di quelli tessuti, ma sono vere e proprie opere d’arte, e se di buona qualità durano molto più a lungo degli altri. Il loro valore può addirittura aumentare nel tempo, se ben conservati.
Il numero dei nodi può superare i 100 nodi per ogni centimetro quadrato.
Ma al contrario di quello che si pensa, la qualità di un tappeto non dipende dalla densità dei nodi: il fattore più importante è la qualità del materiale.
Tradizionalmente, i tappeti migliori sono di lana, spesso di capra. E’ ovvio che con fili più spessi il numero dei nodi sarà inferiore, ma il tappeto sarà più rigido e resistente. In compenso, fili più sottili permettono disegni più dettagliati ed intricati.
Altri materiali sono il cotone e persino la seta, di solito in combinazione con la lana per abbinare resistenza a leggerezza.
I nodi utilizzati sono particolari.
I tappeti persiani usano un tipo di nodo che permette grandi dettagli, ma i tappeti turchi usano un nodo tipico, a doppia legatura, molto resistente, detto “nodo di Ghiordes” o “nodo turco.”
E’ lo stesso tipo di nodo trovato dagli archeologi sul tappeto più antico trovato nella tomba siberiana, nella regione di origine dei primi Turchi.
Un particolare tipo di tappeto è il “kilim.” E’, più leggero dei tappeti tradizionali, facile ada arrotolare ed è tessuto su un telaio. I fili di ordìto sono intrecciati in modo da nascondere quelli di trama, dando al kilim la caratteristica di non avere un dorso, e di poter essere usato da entrambi i lati.
Per questo motivo i fili ai margini dei colori vengono annodati su sè stessi, creando delle fessure che rendono i disegni molto evidenti, quasi in rilievo.
I colori di base sono sempre quelli naturali della lana, bianco, nero, grigio, a cui però si aggiungono colori vegetali o a base di henna.
Le zone di produzione dei tappeti più pregiati sono moltissime, ma motivi particolari si trovano ad Usak, a Gaziantep, a Manisa, Sivas, Izmir, Kayseri, Nevsehir o Hereke, dove esisteva la “Fabbrica Imperiale di Tappeti,” che produceva i tappeti di Palazzo.
Ma anche nelle zone tribali dove ancora vivono pastori nomadi si producono tappeti molto ricercati:, i Turcomanni e i nomadi Yörük producono tappeti famosi.
Il tappeto era così legato all’idea del viaggio e al nomadismo da ispirare il mito del tappeto volante.
E’ facile immaginare come sia nato: a distanza di centinaia di kilometri, i nomadi delle steppe e dei deserti sedevano sullo stesso tappeto, nella stessa identica tenda eretta con tutti i suoi arredi in posti diversi.
Il sogno di qualsiasi viaggiatore era quello di sedersi o addormentarsi su un tappeto, e rialzarsi o svegliarsi nella destinazione che desiderava.
Un sogno che può ripetere ancora oggi chiunque si perda con lo sguardo nei fantastici disegni di un tappeto artigianale.


etichetta:

NOTIZIE CORRELATE